coffee painting

Nel coffee painting il colore non arriva dai tubetti, ma da una bevanda che conosciamo tutti: il caffè! Con le sue sfumature calde, profumate e sorprendenti, permette di creare paesaggi, ritratti e texture uniche, tutte da sperimentare.

In questo spazio scopriremo insieme come nasce questa tecnica, perché affascina tanti artisti e come puoi provarla anche tu, passo dopo passo.

Scala tonale

Una scala tonale è una serie di colori che vanno dal più chiaro al più scuro dello stesso colore. Serve per capire come cambiano le tonalità quando aggiungiamo più luce o più ombra. Con il caffè, senza diluire, troviamo sfumature diverse sovrapponendo, in più passaggi. Proviamo successivamente aggiungendo dell’acqua, in percentuali diverse.

materiali:

-Pennello piatto sintetico n.6

-matita grafite HB

-caffè (moka o cialda)

Dopo aver disegnato, a scelta, delle fasce verdicali o un cerchio suddiviso in 3 settori, stendiamo il caffè procedendo da sinistra verso destra, dall’alto verso il basso tenendo il supporto leggermente inclinato, in modo da ottenere una “goccia”, come nell’acquerello.

Nelle 2 fasce a sinistra ho steso 2 tipi diversi di caffè, moka e cialda, lavorando per sovrapposizione, ho creato una sfumatura dal più chiaro (1) al più scuro (4), trovando le tonalità intermedie (2,3).

Nel cerchio di destra, suddiviso in 3 settori, ho alternato del caffè puro a caffè diluito con acqua al 50% e all’80%. Per ottenere la diluizione con acqua consiglio di utilizzare una siringa graduata senza ago.

Coffee painting: paesaggio

Stesura iniziale con caffè diluito Si applica una prima velatura di caffè molto diluito, dal tono chiaro, per impostare le masse principali e creare una base uniforme.

Secondo livello: mezzi toni Si procede con una stesura più concentrata per modellare i volumi e aggiungere profondità, mantenendo una transizione morbida tra luci e ombre.

Definizione dei contrasti con caffè non diluito Si utilizza caffè puro, non diluito, per accentuare le zone d’ombra, definire i contorni e creare punti focali con maggiore intensità.

Texture finale con grani di caffè macinato Nell’ultima stesura vengono lasciati piccoli grani di caffè macinato sulla superficie. Durante l’asciugatura, questi si fissano grazie all’applicazione di uno spray fissativo, creando effetti materici e tattili.

I pigmenti terrosi

I pigmenti terrosi costituiscono la più antica “tavolozza” della storia dell’umanità. Utilizzati sin dalla Preistoria per tracciare figure sulle pareti delle caverne, questi colori derivano direttamente dalla crosta terrestre: minerali, argille e rocce ricche di ferro e manganese macinate finemente. La loro popolarità non è mai tramontata grazie a tre qualità fondamentali: sono economici, stabili alla luce (non sbiadiscono nel tempo) e compatibili con qualsiasi tecnica pittorica, dall’affresco all’olio.

Sulle Pareti della Storia | Rizzoli Education

I pigmenti terrosi cambiano colore grazie al ferro: quando contengono acqua sono gialli o dorati, ma se vengono “cotti” al forno (calcinazione), l’acqua evapora e diventano rossi o marroni scuri.

Ecco un riassunto semplice dei 4 pigmenti principali:

Ocra Gialla

Cos’è: Terra e argilla ricche di ferro giallo. Si trova in tutto il mondo (famosa in Francia e Italia).

Storia e Uso: Usata fin dai tempi delle caverne e a Pompei. Botticelli l’ha usata per i capelli dorati della Venere.

Terra di Siena (Naturale e Bruciata)

Cos’è: Terra ricca di ferro estratta in Toscana.

Tipi: Naturale è di un bel giallo dorato; Bruciata (cotta al forno) diventa di un rosso-bruno caldo. Caravaggio la usava per i contrasti di luce e ombra.

Terra d’Ombra (Naturale e Bruciata)

Cos’è: Contiene ferro e manganese, un minerale che la rende scura e fa asciugare in fretta la pittura. Si estraeva a Cipro e in Umbria.

Tipi: Naturale è un marrone-verde freddo; Bruciata diventa un marrone castagna caldo. Leonardo da Vinci la usava per lo sfumato della Gioconda.

Bruno Van Dyck

Cos’è: A differenza delle altre, non è solo roccia ma deriva da piante decomposte (torba/legno) e ferro. Estratto in Germania.

Caratteristiche: Un marrone scurissimo e profondo, amatissimo da Rembrandt e Van Dyck per gli sfondi cupi, ma meno resistente nel tempo perché vegetale.

Il terra di Siena, una storia italiana

La storia del Terra di Siena è un viaggio affascinante che parte dal cuore delle colline toscane e arriva fino ai capolavori dei più grandi pittori della storia. Questo pigmento speciale, formato da un’argilla ricca di ferro e manganese depositata per migliaia di anni attorno al Monte Amiata, veniva estratto direttamente dalla crosta terrestre in cave a cielo aperto vicino ai paesi di Arcidosso e Castel del Piano. Già usata dagli Etruschi e dai Romani per decorare le pareti delle case, la Terra di Siena è diventata famosissima nel Rinascimento, quando gli artisti di Siena e Firenze hanno iniziato a usarla costantemente nelle loro botteghe. Per trasformarla in un colore utilizzabile, i cavatori la lavavano in grandi vasche d’acqua per eliminare la sabbia, la lasciavano asciugare al sole e infine la macinavano fino a farla diventare una polvere finissima. Nella sua versione naturale ha un colore giallo dorato caldo e trasparente, ma i pittori scoprirono presto che cuocendola in forno a ad alte temperature potevano far evaporare l’acqua presente nel minerale, trasformandola nella cosiddetta Terra di Siena Bruciata, dal colore rosso-bruno intenso e profondo. Tra il Cinquecento e il Seicento questo pigmento italiano divenne un vero e proprio prodotto di lusso richiesto in tutta Europa, tanto che persino maestri stranieri come Rubens e Rembrandt lo ordinavano dall’Italia per dipingere le ombre e i dettagli dei loro quadri ad olio, mentre Caravaggio e Michelangelo lo usavano per dare realismo ai corpi umani e creare forti contrasti di luce. Con il passare dei secoli e l’arrivo dell’Ottocento l’estrazione è diventata industriale, ma a metà del Novecento le cave toscane si sono gradualmente esaurite. Oggi la maggior parte dei colori che troviamo con il nome di Terra di Siena sono realizzati in laboratorio con prodotti chimici sintetici, mentre la vera terra estratta in Toscana è rimasta una rarità preziosa usata quasi esclusivamente dai restauratori per curare gli antichi dipinti del passato.

Peter Paul Rubens, Saturno divora uno dei figli
Peter Paul Rubens (1577-1640)
Saturno divora uno dei figli, 1637-1638
Madrid, Museo del Prado, inv. PO1678


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